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Cardarelli

Autunno veneziano

L’alito freddo e umido m’assale
di Venezia autunnale,
Adesso che l’estate,
sudaticcia e sciroccosa,
d’incanto se n’è andata,
una rigida luna settembrina
risplende, piena di funesti presagi,
sulla città d’acque e di pietre
che rivela il suo volto di medusa
contagiosa e malefica.
Morto è il silenzio dei canali fetidi,
sotto la luna acquosa,
in ciascuno dei quali
par che dorma il cadavere d’Ofelia:
tombe sparse di fiori
marci e d’altre immondizie vegetali,
dove passa sciacquando
il fantasma del gondoliere.
O notti veneziane,
senza canto di galli,
senza voci di fontane,
tetre notti lagunari
cui nessun tenero bisbiglio anima,
case torve, gelose,
a picco sui canali,
dormenti senza respiro,
io v’ho sul cuore adesso più che mai.
Qui non i venti impetuosi e funebri
del settembre montanino,
non odor di vendemmia, non lavacri
di piogge lacrimose,
non fragore di foglie che cadono.
Un ciuffo d’erba che ingiallisce e muore
su un davanzale
è tutto l’autunno veneziano.

Così a Venezia le stagioni delirano.

Pei suoi campi di marmo e i suoi canali
non son che luci smarrite,
luci che sognano la buona terra
odorosa e fruttifera.
Solo il naufragio invernale conviene
a questa città che non vive,
che non fiorisce,
se non quale una nave in fondo al mare.

Vincenzo Cardarelli

Via Vettor Pisani al Lido. Lavori a… regola d’arte

Una decina di anni fa la municipalizzata INSULA è intervenuta -per conto del Comune- per la sistemazione della riva di Via Pisani, al Lido, mettendo in opera un parapetto per tutta la lunghezza della strada.

La prima impressione, passando l’altro giorno casualmente per via Pisani, è stata quella di stupore e di allarme. Non mi ero mai accorto che quel parapetto era del tutto dissestato. Ho pensato subito che dei vandali si fossero accaniti su quella struttura svitando le viti in acciaio inossidabile, staccando i terminali a sfera superiori. Ragionando un attimo, guardando le strutture inferiori, i parapetti e gli agganci al terreno, mi sono reso conto che mi sbagliavo. Quel lavoro era stato fatto e finito proprio così. Quasi tutte le sezioni erano state montate fuori alineamento -una più alta, una più bassa- così che nulla combaciava. In qualche caso si è risolto tenendo sfilati dalle colonnine i terminali a sfera, in qualche altro ponendo una patetica zeppa alla base delle strutture inferiori. Alcune sezioni del parapetto sono tenute su -in maniera oltremodo precaria e pericolosa- da due bulloni. 

Resta da capire dove fossero Municipalità, Comune, Vigili Urbani. E come sia stato possibile che il Direttore dei Lavori (e Insula)  abbia potuto firmare l’accettazione di questo lavoro. Quanto è costato e quanto è stato liquidato?

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La scomparsa di Lino Toffolo

lino toffolo-2


Mi riesce difficile parlare di questa cosa che mi rattrista moltissimo. Ma credo di dovergli due parole. E’ la maledizione delle coronarie, una delle parti del corpo umano così vigliacche e traditrici che ti ammazzano anche se sei -apparentemente- in piena salute. E che se lo sono portato via. Con Lino eravamo grandi amici, di chiacchiere, di goti de vin, di qualche cantata da imbriaghi (… Oh Nina), e di qualche vogata.

L’ho intervistato tante volte -riuscendo a sopraffare la sua voglia di parlare sempre lui- e ho fatto tante pagine del Gazzettino con lui su Venezia. Devo dire che eravamo due veneziani “dentro”, vecchi, brontoloni e di buon senso, che possono parlare male della propria città solo perchè la amano alla follia. Volendo per lei e i suoi abitanti qualcosa di meglio di quel che è diventata.

Avendo superato l’età dell’ultima innocenza, riuscivamo ad andare indietro agli Anni Cinquanta quando, ragazzi – lui più vecchio- in una Venezia miserabile e in via di spopolamento, vivevamo entrambi una incosciente speranza nel futuro. E ce la raccontavamo, lui tra le fornase e le specchiere che incideva di Rialti e Palazzi Ducali, io tra le impiraresse di Cannaregio e i giri in bicicletta intorno alla fontanella del campo, alla Misericordia. Con qualche nostalgia. Poi ci siamo persi di vista, qualche telefonata per il giornale, tanti inviti ai suoi spettacoli, un paio di libri con autografo. E ogni volta era come se ci fossimo visti il giorno prima.

Adesso però, quell’invito a cena a casa tua, nella terrazza sul canale, non lo potrò più onorare. Colpa tua, stavolta.

Mi mancherai, vecchio mio. Ciao Lino.


In Piazza San Marco con Lino Toffolo

Referendum: trivelle e coscienza

TRIVELLE IN MARE, QUESTIONE DI SOPRAVVIVENZA

Veduta aerea di una piattaforma petrolifera in fiamme il 21 aprile del 2010 nel Golfo del Messico a 50 miglia da Venice, Louisiana.
Veduta aerea di una piattaforma petrolifera in fiamme il 21 aprile del 2010 nel Golfo del Messico a 50 miglia da Venice, Louisiana.

Il sistema politico al potere in Italia, e che alcuno osa definire una democrazia, è stato costretto a porre ai suoi sudditi l’ennesimo quesito referendario. La domanda è l’unica sopravvissuta tra le molte previste ed è la meno significativa, ridotta com’è all’imbecille domanda sulla durata delle concessioni dei petrolieri.
Votare SI’però rappresenta l’unica via per indicare una direzione inequivocabile sul più vasto tema delle prospezioni in Adriatico -che è praticamente un bacino chiuso- alla ricerca e allo sfruttamento dei giacimenti di combustibili fossili.
Non si tratta di ecologismo banale, buonista e velleitario, bensì di riaffermazione del sacrosanto principio dell’indisponibilità di beni pubblici essenziali come aria, acqua, ambiente.
A questo scopo, richiamo la realtà che il nostro tempo martoriato regala al mare Adriatico, vera oasi nel mondo per la pesca e il turismo, contrapponendo l’occupazione e il benessere di milioni di persone all’interesse di poche migliaia di lavoratori.
A fronte di ciò un’imprenditoria rapace e ottusa – dopo aver corrotto e condizionato istituzioni e partiti – brama appropriarsi delle prospettive di sviluppo di un Paese in difficoltà per un pugno di lenticchie, quantitativi risibili e dai costi di estrazione  del tutto anti-economici.
Sottopongo alla pubblica opinione alcune immagini che testimoniano quanto è avvenuto e continua ad accadere nel sud degli Stati Uniti, nel Golfo del Messico dove la follia capitalistica ha cancellato all’uso umano – con migliaia e migliaia di piattaforme petrolifere – il mare davanti a Texas, Louisiana, Mississippi, Alabama.

golfo del messico
La situazione attuale nel Golfo del Mesico: ogni puntino giallo corrisponde ad una piattaforma petrolifera

Golfo del Messico, piattaforma in fiamme
Golfo del Messico, piattaforma in fiamme

GULF OF MEXICO GALLERY


PER SAPERNE DI PIU’

INDIAN SUMMER IN THE VENICE LAGOON

Some shots in Pellestrina Island, Venice. It’s Indian Summer

pellestrina02
Landing stall at Santa Maria del Mare

pellestrina01
Aircrafts tracks over the Lagoon

NON SOLO GRANDI NAVI

AGUZZA LA VISTA – FATTI DELLE DOMANDE – CERCA DELLE RISPOSTE


facciata03

Molti anni fa -allo scopo di proteggerle- alcune sculture dell’edicola sul lato Bacino di Palazzo Ducale sono state tolte e ricoverate all’interno. Pare che, nonostante l’edificio sia fonte primaria del bilancio turistico dei musei comunali e supremo simbolo della città (in particolare l’edicola svuotata), soldi per il restauro delle statue non ce ne siano.
L’immagine esplicativa che propongo pone a confronto due quadri del Canaletto (che notoriamente faceva uso della camera oscura e quindi produceva quadri “fotografici”) con una ripresa digitale dello scorso agosto 2015.
Il gruppo Leone con doge orante (Leone a sinistra e doge a destra, disposizione rara) pare sia scomparsa già in epoca napoleonica-austriaca (fucilieri francesi nel 1797 secondo un’ipotesi illustratami dal prof. Alessandro Bettagno negli Anni Settanta) e i cui frammenti sarebbero conservati in una misteriosa cassa nei depositi del Museo Correr. Cliccare sull’immagine per ingrandirla.

Sergio Dall’Omo

bucoducale

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