• EMMA CIARDI

    Emma Ciardi (Venezia, 13 gennaio 1879 – Venezia, 16 novembre 1933) è stata una pittrice italiana.
    Figlia d’arte, è avviata in età giovanile alla pittura dal padre, Guglielmo Ciardi, protagonista con Favretto della Scuola veneziana del vero e dal 1894 titolare della cattedra di “Vedute di paese e di mare” all’Accademia di Belle Arti di Venezia.
    Insieme al padre e al fratello Beppe Ciardi dipingono dal vero, come Guglielmo aveva imparato in Accademia quando, allievo di Domenico Bresolin, veniva portato dal maestro al cospetto della natura. Emma Ciardi è una donna per il tempo in cui si trova a vivere, a cavallo tra ‘800 e ‘900, fuori dagli schemi. Vive il passaggio tra l’Ottocento e il Novecento in mezzo a rivoluzioni epocali che trasformeranno il mondo, sceglie di inserirsi nell’alveo della tradizione del vedutismo che ha i suoi maestri nel Carlevarijs e in Canaletto, e lo fa con uno stile personale e inconfondibile.
    Presenza costante alla Biennale (dal 1903 al 1932, eccetto l’edizione del 1926), viaggia, conosce l’inglese e il francese, porta in giro per il mondo il suo parlar veneziano, partecipa a tutte le più importanti rassegne d’arte nazionali (Torino, Milano, Firenze, Roma, Napoli) e Internazionali (Monaco di Baviera, Barcellona, Parigi, Buenos Aires, Pittsburgh, San Francisco), tiene sue personali a Londra (1910, 1913, 1928), Parigi (1914), New York (1924), Bruxelles (1925), Chicago (1924), i più accreditati galleristi le offrono i loro spazi per mostrare le sue opere a Milano, Londra, Parigi, New York, collezionisti di tutta Europa e d’America comprano suoi quadri, i giornali parlano di lei come “tra i pittori più interessanti e più personali, pittori e non pittrici perché la Ciardi è un artista tale da non aver bisogno di simile distinzione”.
    Non sono in molte le donne che possono fare del loro talento una professione, Emma lo fa e con spirito imprenditoriale inedito per una donna del principio del Novecento sposa il suo lavoro. Una vera star del tempo. Anche D’Annunzio passando per Venezia va a trovarla nel suo atelier dove, senza perdersi in “ciacole” lavora. Pensa che un pittore debba esprimersi con i suoi pennelli e colori e non con le parole, ripete: “Co le ciacole non si fanno i quadri”. Donna di poche parole e di molto lavoro (come scriveva di lei nel 1909 sul Corriere della Sera Ugo Ojetti), ottiene nei primi tre decenni del Novecento riconoscimenti di pubblico e critica e premi a Milano, Berlino, Londra, Parigi, Bruxelles, New York, San Francisco. Pittrice fecondissima, i suoi quadri sono disseminati in tutto il mondo, lavora per una committenza internazionale che da Venezia a Londra e da New York a Buenos Aires richiede i suoi quadri.